Dopo un’estate difficile, spettrale, che ha fatto precocemente perdere le foglie ai meravigliosi tigli che bordano i viali qui intorno, e che mi ha tolto completamente la forza e la voglia di cucinare, settembre pare ci stia riportando – faticosamente – alla… normalità. Ufficio, scuola e fornelli.
In realtà la prima cosa che vorrei cucinare sarebbe una bella pasta e fagioli densa, ricca, con un pezzetto di lardo dentro magari; eh, già, ma i fagioli non ci sono. Secondo L’Informatore agrario, la produzione dei fagioli in Italia ha già avuto un calo enorme: pare che se ne coltivi addirittura il 94% meno rispetto a cinquant’anni fa e che ormai si preferisca importare fagioli secchi dall’estero! E il clima torrido di questa estate ha fatto definitivamente piazza pulita di questi legumi fantastici. Pare resistano solo alcune piccole oasi montane, dove, naturalmente, si pratica la vendita diretta.
Quindi niente pasta e fagioli estiva. Mi tengo la voglia fino a questo inverno, quando usare i fagioli secchi (che ovviamente non potranno essere made in Italy, visto che non ne abbiamo coltivati: un cortocircuito irritante) mi sembrerà più normale.

Nel frattempo prendo le pesche noci, o nettarine, e le abbino al labneh (per prepararlo vi rimando allo specifico articolo); una volta pronto, questa volta l’ho aromatizzato con polvere di fico (anche per questa c’è un articolo) e sommacco e un pochino di sale. Poi, ungendomi le mani con olio d’oliva, ho formato tante palline sulle quali ho fatto cadere una pioggia di semi di sesamo.
Per accompagnare ho affettato delle belle pesce nettarine sode e mature e le ho semplicemente grigliate, così da esaltare aroma e dolcezza. Un filo d’olio per completare. Per servire si possono aggiungere acini d’uva, fichi – se ne trovate – ma anche pomodori o melone, o cetrioli.
E la cena leggera in terrazza è pronta, adesso che finalmente si può apparecchiare all’aperto senza grigliarsi (ehm, ehm) sulle sedie. Speriamo solo che il fresco non abbia ringalluzzito anche alle zanzare.
