Le Beaujolais Nouveau est arrivè!

Le Beujolais Noveau est arrivè!

C’è una graziosa battuta di Lèon Daudet Lyon est une ville arrosée par trois grand fleuves: le Rhône, la Saône et le Beaujolais (Lione è bagnata da tre grandi fiumi: il Rodano, la Saona e il Beujolais), che rimbalza spesso in periodo di déblocage del Beujolais Nouveau, il terzo giovedì di novembre di ogni anno e sottolinea quanto il vino sia importante nella regione: scorre letteralmente a fiumi.

Cosa si intende per déblocage? Semplicemente l’inizio della commercializzazione annuale di questo vino novello, che sarà disponibile solo fino al 31 dicembre. È un evento che per la cultura popolare francese riveste un certo rilievo, un motivo di festa con serate di degustazione ed eventi di ogni tipo – anche sportivi – espressamente organizzati in ristoranti, locali, centri culturali e (meteo permettendo) all’aperto.

Un momento di leggerezza dal sapore tipicamente francese che, però, non è trascurabile nemmeno dal punto di vista economico, visto che le bottiglie di Nouveau circolanti in soli quarantacinque giorni arrivano ogni anno a qualcosa come 50 milioni!

Vengono inviate in ogni parte del mondo perché tutti possano provare il gusto di questo vino giovane, fresco (che perderà velocissimamente ogni sapore e ogni caratteristica organolettica) e sognare per una sera di essere nella dolce campagna francese, lungo il fiume, sotto un platano pieno di lucine…

Una gran bella operazione di marketing. E che dire dello slogan? Perfettamente efficace nella sua semplicità: Le Beaujolais Nouveau est arrivè! Come dire che tutti lo aspettavamo! non vedevamo l’ora! finalmente!

Inoltre, per alcuni anni, nei ’90 del secolo scorso, ci fu una vera e propria “competizione delle etichette”, che i vari produttori commissionavano ad artisti e grafici per massimizzare l’effetto modaiolo del déblocage e, naturalmente incrementare le vendite: alcune sono ancor oggi oggetto da collezione.

Come nasce il Beaujolais Nouveau, figlio giovane di una zona vinicola piccola, ma di grande prestigio come questa porzione di Borgogna nei pressi di Lione? Si dice da un evento fortuito. Agli inizi degli anni ’30 dello scorso secolo, la ricerca di un metodo di conservazione delle uve si indirizzò verso esperimenti con l’anidride carbonica in contenitori ermetici. Nessuno si aspettava il risultato: il gas introdotto nel contenitore compresse gli acini che liberarono altra anidride carbonica innescando il processo di produzione di un mosto votato a una veloce autofermentazione.

La tecnica – di per sé molto semplice – fu studiata e perfezionata e oggi si chiama macerazione carbonica; è facilmente controllabile e produce velocemente un piacevole vino novello, che va altrettanto velocemente imbottigliato e consumato.

Un vino non particolarmente raffinato, ma di innegabile charme, dagli aromi fruttati di fragola e lampone, amabile, naturalmente poco tannico e prodotto comunque con uve Beaujolais Aoc (Appellation Origine Contrôlée, equivalente dell’italiana Doc) e in una delle zone più belle di Francia, sebbene fare una classifica in tal senso sia davvero difficile.

Il Beaujolais, in dialetto locale Biôjolês, è una regione storico-geografica compresa nei dipartimenti del Rodano, della Saona e della Loira. La côte beaujolaise nel suo complesso è una delle più grandi regioni vinicole della Francia. È parte della Borgogna e deve il nome ai signori di Beaujeu, che vi governarono per secoli a partire circa dall’anno 1000 e fondarono Villefranche, ancora oggi capoluogo del Beaujolais.

La viticoltura in questa zona era una pratica già diffusa a quei tempi, molto probabilmente introdotta durante il dominio di Roma, ma ebbe grande impulso solo nel XVII secolo quando i vini prodotti cominciarono a essere trasportati agevolmente fino a Parigi sfruttando il nuovo ponte-canale di Briare, che collega la Loira alla Senna.

Sebbene Lione si trovi praticamente a metà altezza dell’esagono francese, i vini della zona erano e sono considerati “settentrionali”. Le viti crescono su circa 17mila ettari, su colline alte tra i 700 e i 100 metri (con forti pendenze) e su alcuni terreni del fondovalle.

Il vitigno è il Gamay, che dà vita a una gran varietà di vini. Si va dal frivolo Nouveau ai ricchi e complessi Beujolais adatti all’invecchiamento, che sono il frutto di particolari terroir – si individuano ben 73 tipi diversi di suolo, dalle sabbie ai graniti – dove si allevano i dieci cru: Brouilly, Chénas, Chiroubles, Côte de Brouilly, Fleurie, Juliénas, Morgon, Moulin-à-Vent, Régnié, Saint-Amour, ognuno con caratteristiche uniche.

Nella stessa zona si allevano anche viti Chardonnay, da cui si ricavano ottimi vini bianchi; dal Gamay di recente si ottengono anche vini rosati e crèmant (bollicine, lavorate con il metodo Champagne).

Il terzo giovedì di novembre quindi apparecchiamo una tavola rustico-fru fru e diamoci alla cucina francese per accompagnare la nostra bottiglia di Beujoulais Nouveau. Qui sul sito le ricette adatte non mancano, ma va benissimo anche una semplice baguette con del semplice formaggio.

(Le immagini riproducono etichette da collezione – tutti i diritti riservati agli autori – L’articolo è già apparso sul numero di novembre 2020 de L’Orata Spensierata Digest)

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